I Giardini Botanici Hanbury (GBH) sono giardini botanici. I GBH hanno un prevalente carattere di acclimatazione, cioè ospitano molte piante proprie di climi differenti che sono state o vengono adattate gradualmente al clima mediterraneo, insieme con piante di diversi altri paesi e spontanee del luogo.

I GBH non sono semplici giardini o giardini pubblici. A differenza di altri giardini in cui s’apprezza maggiormente la percezione di aspetti estetici, formali o cromatici, i GBH privilegiano, pur nella ricerca di un’armonia del paesaggio, il rispetto della naturalità dei cicli vitali e riproduttivi delle piante. Contrariamente a quanto spesso si crede, l’amore per il giardino (o il giardinaggio) non sempre coincide con il rispetto e l’amore per le piante.
Per questi motivi, nei GBH si favorisce il completamento del ciclo riproduttivo delle piante anche quando ciò porta a visioni non sempre gradevoli di parti secche o marcescenti. In altri giardini si tende a sostituire o a nascondere la pianta sfiorita o quella secca, ma ancora viva. Il completamento del ciclo porta alla produzione di semi, che vengono raccolti e scambiati con altri orti e giardini botanici di tutto il mondo, contribuendo alla conservazione della biodiversità. Nel caso dei giardini botanici spesso si sacrifica la fruizione ricreativa e l’aspetto estetico per conservare la diversità genetica

  1. L’asportazione delle foglie, delle guaine e delle infiorescenze secche che in natura persistono più o meno a lungo sulle piante costituisce un atto rischioso per la salute delle piante stesse. Nel caso delle palme è ormai prevalente l’opinione che sia preferibile lasciar cadere spontaneamente tali parti secche perché contribuiscono a proteggere il meristema apicale (“cuore della palma”) dalle intemperie e perché gli attrezzi usati per l’asportazione trasmettono facilmente agenti di malattie (micosi, batteriosi). La “potatura” delle palme è pertanto limitata ai casi in cui la caduta di foglie e altre parti secche rappresenta un pericolo per l’incolumità dei visitatori.
  2. Per acune piante il disseccamento delle chiome è dovuto a condizioni di stress idrico accentuato da mutate condizioni climatiche: l’ultimo decennio ha visto già almeno 3 annate (2003, 2004, 2009) con estati significativamente più aride. È un fenomeno diffuso in diverse regioni rispetto al quale si spera in un progressivo adattamento delle specie.
  3. L’età di diversi esemplari del giardino è piuttosto avanzata e da tempo si sono diffuse malattie fungine quasi impossibili da debellare o contrastare; attualmente tali patologie sono oggetto di indagini e nel frattempo si provvede a impianti sostitutivi degli esemplari malati; potrebbe essere necessaria anche un’imponente opera di sostituzione o disinfestazione globale del terreno, pressoché irrealizzabile senza la chiusura totale dei giardini per alcuni anni.

    Tenendo presente quanto già sopra espresso vi sono diversi motivi che giustificano l’aspetto inaridito di alcuni esemplari. Per esempio in estate alcune aloe sembrano accartocciarsi, ma questo avviene anche in natura. Il visitatore dovrebbe cogliere allora l’opportunità di apprezzare e approfondire le conoscenze sulle capacità di alcune piante a sopravvivere in climi molto aridi, mostrandosi poi nuovamente floride appena l’acqua torna ad essere disponibile.
    Le condizioni estive dei GBH, non popriamente gradevoli, esistevano già ai tempi degli Hanbury, tanto che Thomas, il fondatore, chiudeva l’accesso alle visite onde non mostrare lo stato in cui esso versava durante il periodo di siccità.
    Peraltro la maggior parte delle piante è abbastanza ben adattata a un clima con due periodi aridi (uno estivo più accentuato e uno invernale più breve). Infine l’acqua è una risorsa che tende a scarseggiare anche per l’uso potabile e un orientamento più ecosostenibile del giardinaggio è quello dello xeroscaping dove si privilegiano piante in grado di sopravvivere per caratteri intrinseci o adattamento alle ridotte disponibilità idriche. La scarsità di acqua condiziona peraltro anche la possibilità di assorbimento dei nutrienti minerali e nei GBH si limita l’uso di concimi a casi eccezionali.

    I motivi sono molteplici:

    1. Il diserbo andrebbe fatto esclusivamente a mano e la scarsa disponibilità di risorse e personale impedisce di diserbare tutte le aiuole; in alternativa lo sfalcio, seppure saltuariamente praticato laddove possibile, finisce comunque per favorire poche specie realmente invasive.
    2. Neppure il diserbo chimico o meccanico, ripetuto più volte, garantirebbe l’eradicazione delle specie più invadenti. In qualche caso sono stati fatti errori di questo tipo, i cui risultati negativi sono ancora oggi visibili a levant, nella parte inferiore dei GBH.
    3. Molte piante spontanee non sono piante invasive e contribuiscono ad arricchire la biodiversità.
    4. La fioritura di alcune specie invasive, come ad esempio le Oxalis, contribuiscono a ravvivare i GBH in certi periodi.
    5. Talvolta la presenza di uno strato erbaceo spontaneo e composito contribuisce a mantenere uno strato umido di suolo, favorevole anche alle piante coltivate.

    Questa domanda-affermazione ricorrente non ha un solido fondamento, è basata su una conoscenza storica poco approfondita ed è “leggenda metropolitana” o pura maldicenza.
    Si è già detto che anche gli Hanbury chiudevano d’estate i giardini perché non erano molto gradevoli. All’epoca di Thomas Hanbury certamente i grandi alberi che si possono ammirare oggigiorno non esistevano; allora la maggior parte di essi aveva al massimo 40 anni e non vi erano individui ultracentenari così imponenti. Non si può dimenticare che le intenzioni del fondatore erano soprattutto quelle di acclimatare e sperimentare l’introduzione di un numero elevatissimo di specie, più che di produrre pregevoli quadri di paesaggio; tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento pertanto i
    GBH erano soprattutto un efficiente complesso aziendale di vivai e coltivazioni, ricchissimo di specie e comprensivo di stalla, pollaio e mulini. Successivamente, tra le due guerre mondiali, il giardino subì profonde trasformazioni tanto che per diversi periodi alcuni settori ebbero l’aspetto di cantieri fervidi di attività. Solo al termine di queste si poterono osservare nuovi viali e comparti che modificarono gli impianti originali. Durante la seconda guerra mondiale l’occupazione militare italiana e tedesca, i minamenti e bombardamenti avevano distrutto quasi completamente il patrimonio dei giardini. Negli anni ’50 la guida Touring riporta che solo con difficoltà un temerario visitatore potrebbe avventurarsi dall’ingresso sino alla via romana. Negli anni ’60, dopo l’acquisto da parte dello Stato Italiano, furono necessari tre anni per poter raggiungere (semplicemente raggiungere) la spiaggia dall’accesso principale. Ancora
    negli anni ’70 i giardinieri dovevano fare attenzione, quando zappavano, a possibili ordigni esplosivi che ancora giacevano nel terreno.
    Oltre a tutto ciò, si devono considerare le differenti disponibilità economiche e di personale di cui godeva Thomas Hanbury. Nei GBH lavoravano dall’alba al tramonto da 40 a 60 giardinieri; quando vi era la necessità, veniva chiamata mano d’opera dai paesi vicini, anche un centinaio di uomini, per concludere in poco tempo grandi opere, con paga a giornata per le sole giornate necessarie. Ancora oggi alcune parti dei GBH (la parte inferiore a ponente) sono oggetto di interventi che tendono a ripristinare spazi visitabili secondo il progetto originario, ma il numero attuale dei giardinieri è solo poco più di 10 unità.
    In definitiva la risposta sta in un’altra risposta. Siete sicuri che fosse proprio così? I ricordi di scrittori (per esempio Nico Orengo) che visitarono realmente e ripetutamente i GBH prima e dopo l’acquisizione statale non hanno evidenziato sostanziali peggioramenti e, in genere, hanno apprezzato le condizioni più recenti dei GBH stessi.

    1. Perché la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale dei GBH richiedono una gestione accurata, e interventi di manutenzione continua estremamente costosi. Le risorse rese disponibili dall’Università (con oltre 20 persone impiegate, per la maggior parte giardinieri o tecnici), dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nonché i contributi della Regione e altri enti non sono sufficienti. I bilanci dei GBH sono pubblici, consultabili a richiesta, e il contributo dei biglietti d’ingresso coprono solo una piccolissima percentuale delle spese, variando annualmente intorno al 5-10% di queste.
    2. Perché applicando una tariffa d’ingresso vengono svolti un controllo e una selezione abbastanza adeguata delle persone che entrano, evitando che i GBH siano preda di chiunque voglia utilizzare anche per scopi impropri un patrimonio di eccezionale valore culturale, ambientale e paesaggistico.
    3. Perché un bene pubblico ha un valore per tutti e ciascuno di noi è chiamato a contribuire alla sua salvaguardia, tanto più se ha la fortuna di usufruire dei suoi servizi.