Il Compendio

I Giardini Botanici Hanbury furono acquistati dallo Stato nel 1960-61 dagli eredi di Sir Thomas Hanbury, che assieme al fratello Daniel li aveva realizzati a partire dal 1867. Dopo una prima fase in cui furono affidati all’Istituto internazionale di Studi Liguri, da circa trent’anni sono gestiti dall’Università degli Studi di Genova che dal 1999 ha in concessione perpetua gratuita per fini istituzionali il compendio (Decreto del Ministero delle Finanze n. 74907 del 14.4.1999).

L’Area Protetta Regionale

Con Legge regionale 31 del 27 marzo 2000 è stata istituita l’Area Protetta Regionale dei Giardini Botanici Hanbury comprendente una parte terrestre di circa 19 ettari e una parte marina. L'1 agosto 2001 è stata stipulata una convenzione tra Regione Liguria e Università di Genova per la gestione dell’Area Protetta.

L’università si avvale per la gestione di un proprio Centro di servizi “Giardini Botanici Hanbury” dotato di proprio personale tecnico e amministrativo, direttore e presidente, oltre a un consiglio di cui fanno parte un presidente, il direttore e il rappresentante del personale, docenti di botanica, economia, architettura e geologia. Tale consiglio ha funzione deliberanti e operative.

In relazione all’Area Protetta Regionale esiste un Comitato di coordinamento di cui fanno parte Università, Soprintendenze MIBAC, Provincia d’Imperia, Comune di Ventimiglia e Sistema Turistico Locale”Riviera dei Fiori”; per temi relativi alla parte marina è integrato con rappresentanti dell’Autorità statale e due esperti in materia di tutela dell'ambiente marino nominati rispettivamente dalla Regione e dall'Università. Questo comitato ha funzioni consultiva e propositive.

Infine, essendo il complesso patrimonio vincolato per i suoi beni architettonici, paesaggistici e archeologici, la concessione prevede un comitato tecnico, con funzione consultiva, costituito da Soprintendenze (Beni architettonici e paesaggistici; storici artistici; archeologici) e Università.

L’Area di Tutela Marina di Capo Mortola

Per la parte marina dell’Area protetta, denominata Area di Tutela Marina di Capo Mortola, gli obiettivi riportati nella legge istitutiva sono:

  1. tutelare il tratto di mare prospiciente i Giardini Botanici Hanbury sotto il profilo biologico e geologico, favorendo la conservazione delle specie, degli ecosistemi e delle formazioni minerali presenti;
  2. favorire, promuovere e sviluppare le attività di ricerca e la fruizione del tratto di mare prospiciente i Giardini Botanici Hanbury a fini scientifici, culturali, sociali, didattici e ricreativi, tenendo anche conto delle attività tradizionalmente svolte nell'area.

Lo stato di attuazione è il seguente.

Negli anni passati sono state condotte indagini (mappatura delle biocenosi, monitoraggio della fruizione da parte della nautica da diporto, ecc) a cura della Regione Liguria e del Dipartimento per lo studio del territorio e delle sue risorse dell’Università di Genova. Dopo un periodo di latenza durato diversi anni, nel 2009 si è registrata un’accelerazione che ha dato luogo alla predisposizione di una bozza di perimetrazione e di piano, presentata e discussa con i soggetti interessati (autorità marittima, soprintendenza archeologica, rappresentanti di sub, diving, pesca sportiva, pesca professionale, nautica), stata integrata e corretta recependo parte delle osservazione avanzate, in un’ottica di massima condivisione.

Il processo d’attuazione ha subito però un impasse nel momento di passaggio fra la precedente legislatura regionale e quella attuale, in quanto, nonostante le opinioni positive di Provincia e Comune; si è avuta l’opposizione di un gruppo di apneisti che chiedeva la possibilità di esercitare all’interno dell’area di tutela, pur di ridotte dimensioni, la caccia subacquea. È da notare che tale gruppo fa parte dell’associazione di categoria che era stata già consultata e non aveva sollevato obiezioni al divieto di caccia subacquea.

A sostegno della piena attuazione si è costituita anche un’Associazione degli Amici dell’Area protetta marina di Capo Mortola la quale, insieme con la società di diving ed educazione ambientale “Pianeta blu”, ha collaborato a visite guidate in mare e alla presentazione pubblica dello stato di avanzamento dell’Area di Tutela Marina.

La bozza di perimetrazione prevede che rientrino nell’Area di Tutela Marina Capo Mortola i fondali e le acque comprese tra la foce del Torrente Latte a est, i Balzi Rossi a ovest e la batimetrica di 50 m a sud. Si tratta di un braccio di mare che s’estende per circa 470 ettari (4,63 Kmq).

Gli obiettivi del piano sono:

  1. Conservazione del livello di naturalità e di diversità biologica
  2. Tutela degli habitat e delle specie rari o minacciati, in particolare di quelli elencati negli Annessi II e III del Protocollo sulle Aree Specialmente Protette e la Biodiversità in Mediterraneo (ASPIM - Convenzione di Barcellona 1995) e nelle Appendici 1, 2 e 3 della Convenzione di Berna; nelle Appendici 1, 2, 4 e 5 della Direttiva europea HABITAT, 43 del 1992.
  3. Tutela delle popolazioni delle entità endemiche o rare vegetali e animali.
  4. Promozione, diffusione e divulgazione della conoscenza dell’ecologia e della biologia degli ambienti e degli organismi marini presenti nonché della peculiarità ambientali della zona.

Le principali azioni previste dalla bozza di piano per la conservazione sono:

  1. Monitoraggio delle aree di maggior vulnerabilità ambientale al fine di valutare gli effetti della tutela.
  2. Contributo alla realizzazione di un centro informazioni per la valorizzazione e divulgazione dell’ambiente marino.
  3. Realizzazione di programmi di studio e ricerca scientifica nel campo della ecologia, biologia marina e scienze ambientali marine al fine di assicurare una conoscenza sistematica della zona e un monitoraggio continuo delle risorse marine presenti.
  4. Interventi per la tutela degli habitat e delle specie.
  5. Visite didattiche guidate con modalità a limitato impatto.

Le principali limitazioni previste sono:

  1. Divieto di accesso ad unità navali di lunghezza fuori tutto >24 m, a distanza inferiore a 500 m dalla costa;
  2. Divieto di navigazione a velocità >6 nodi fino a una distanza di 500 m dalla costa e a velocità >10 nodi a una distanza compresa tra 500 e 1.000 m dalla costa;
  3. Divieto di asportazione, anche parziale, e danneggiamento di organismi, formazioni geologiche e minerali e reperti paleontologici ed archeologici (previste eventuali autorizzazioni in deroga);
  4. Divieto di sversamento di sostanze inquinanti;
  5. Divieto di gare di pesca di qualsiasi tipo;
  6. Divieto di ancoraggio a unità navali con lunghezza >5 m su fondale caratterizzato da Prateria di Posidonia (possibilità di ancorare in zone prive di Prateria di Posidonia o a boe di ormeggio regolamentato predisposte dall’Ente gestore);
  7. Immersioni con apparecchio ausiliario di respirazione solo dall’alba al tramonto previa autorizzazione singola o per gruppi (previste eventuali autorizzazioni in deroga per immersioni notturne);
  8. Ormeggio regolamentato per unità navali in appoggio alle immersioni;
  9. Piccola pesca professionale riservata a residenti o autorizzati dall’Ente gestore secondo specifiche regolamentazioni, sentite le organizzazioni di categoria; effettuata solo con attrezzi selettivi che non danneggino i fondali e con metodi di tipo tradizionale ecocompatibili;
  10. Pesca ricreativa previa autorizzazione secondo specifiche regolamentazioni; differenze nell’utilizzo dei mezzi fra non residenti (traina, bolentino, lenze e canne, con un massimo di 2 attrezzi a persona e comunque non più di 3 attrezzi per barca) e residenti (anche i palamiti, con numero di ami non superiore a 100 per barca); divieto di pesca con vertical jigging e tecniche e attrezzi similari; possibilità di subordine alla compilazione di schede statistiche sul pescato;
  11. Divieto di pesca subacquea;
  12. Prelievo di campioni d’acqua, di organismi e minerali, per soli motivi di studio e solo esplicitamente autorizzato dall’Ente gestore, fatti salvi i controlli istituzionali sulla qualità delle acque di balneazione;
  13. Divieto di attività sportive agonistiche che prevedono impiego preminente di mezzi a motore; altre manifestazioni agonistiche solo se autorizzate dall’Ente gestore.

Si ribadisce che tali norme, pur previste da una bozza di piano, non sono ancora state ufficialmente approvate e quindi non sono ancora vigenti. Peraltro l’Area di Tutela Marina comprende parte del SIC IT1316175 “Fondali di Capo Mortola e San Gaetano” ed è adiacente al SIC IT1316118 “Capo Mortola” nei quali sono già in vigore norme di tutela per gli habitat e le specie protette dalla Direttiva europea 92/43 “Habitat”, esplicitate anche da alcune deliberazioni della Giunta Regionale ligure.

I valori dell’ambiente marino

L’Area di Tutela Marina di Capo Mortola aderisce alla rete delle Aree protette Marine della Liguria e in quest’ambito è oggetto di due attività di monitoraggio che si sono svolte nel 2010 e in parte proseguono. Una è dedicata a monitorare l’impatto del diportismo e in particolare dell’ancoraggio di imbarcazioni di diverse dimensioni che sostano nelle acque. L’altra è tesa a valutare l’effetto riserva nei confronti della fauna ittica; essa ha evidenziato l’importanza delle secche e dei fondali nel loro complesso per la biodiversità marina. Esiste una notevole varietà di habitat infralitorali, fra i quali si evidenziano quelli propri dei fondi rocciosi ricoperti da macroalghe (coralligeno) e le praterie di Posidonia oceanica, adatti come nurseries per numerose specie ittiche costiere. Sulla Secca detta del ‘Pertuso’, una tra le più rappresentative della zona, sono stati censiti esemplari di grandi dimensioni e in gran numero appartenenti a specie come il dentice (Dentex dentex), i tre saraghi (Diplodus puntazzo, D. sargus e D. vulgaris) e la cernia bruna (Epinephelus marginatus). Oltre ai saraghi sono piuttosto frequenti castagnole, anthias, salpe, orate, dentici, ricciole, pesci luna, gronghi, murene, scorfani e rane pescatrici; più rari sono il Pesce San Pietro (Zeus faber) e il ghiozzo gattopardo (Thorogobius macrolepis). Grandi secche che si ergono numerose, come montagne ricchissime di biodiversità, rappresentano siti di notevole importanza per i riproduttori di specie commerciali rilevanti per la pesca professionale e sportiva al di fuori dell’Area di Tutela Marina e carismatiche per il turismo subacqueo. Da rimarcare è la presenza del barracuda bocca-gialla (Sphyraena viridensis), ormai frequente in molte parti del Mediterraneo. È facile osservare diverse specie di nudibranchi con splendidi riflessi di ogni colore, tra cui Hypselodoris valenciennesi (= Doris elegans), Hypselodoris tricolor e Umbraculum mediterraneum, attinie (Alicia mirabilis), polpi, granceole, granchi facchino (Dromia personata), ricci, aragoste. I substrati rocciosi delle secche sono coperti da grandi spugne, falsi coralli neri (Savalia savaglia), spirografi, gorgonie rosse e distese di margherite di mare (Parazoanthus axinellae). Una specie protetta dalle norme comunitarie che si rinviene soprattutto nella prateria a Posidonia è il grande bivalve Pinna nobilis. Sui fondali di Capo Mortola si evidenzia anche una sorgente carsica d’acqua dolce, conosciuta col nome di Polla di Rovereto (dedicata al geologo Gaetano Rovereto) e, localmente, con quello di “Funtana sutumarina”, che sgorga a 36 m di profondità da una spaccatura entro una grotta sottomarina. Nel 2003 questa sorgente, segnalata tra i Geotopi di maggiore interesse della Provincia d’Imperia, è stata imbrigliata e ora sgorga poco sotto la superficie da una “clessidra” metallica, con una portata di 100 litri al secondo a una temperatura di 10 °C. Si segnala inoltre la presenza di un relitto di elicottero Gazelle, che giace fra le gorgonie. Poco fuori l’Area di tutela marina intorno a 53 m di profondità giace invece il relitto di uno yacht affondato per un incendio negli anni 70 e colonizzato di innumerevoli anemoni gioiello (Cornyactis viridis).

Infine tra i valori di questo tratto dell’estremo ponente si possono segnalare ritrovamenti archeologici subacquei risalenti all’epoca romana e sulla riva, a ovest di capo Mortola, il sito preistorico dei Balzi Rossi con annesso museo, anch’esso fondato da Thomas Hanbury.

L’eccezionale ricchezza di specie e di biocenosi, confermata anche attraverso i risultati degli studi e censimenti citati, disponibili in parte sui siti web di REMARE e dei GBH, mette ancora una volta in luce l’importanza del tratto di mare antistante i Giardini Botanici Hanbury, ma anche l’esigenza di adottare e far rispettare idonee misure di conservazione. In diverse occasioni si osservano comportamenti negativi per la conservazione dell’ambiente marino (gare con moto d’acqua, pesca subacquea notturna con respiratori e attrezzi luminosi, ecc), ma purtroppo tali comportamenti allo stato attuale sono difficilmente perseguibili.

Le opportunità attuali e il futuro prossimo

L’Assessore all’Ambiente della Regione Liguria, Dr. Renata Briano, ha sempre ribadito una forte volontà di realizzare concretamente l’Area di Tutela Marina di Capo Mortola, così come già è stato fatto con quella di Porto Venere, all’estremità opposta dell’arco ligure. La conferma di questa volontà sono gli incarichi recentemente affidati per approfondimenti e successiva progettazione in funzione del collocamento di boe di ormeggio che riducano l’impatto dell’ancoraggio sulla splendida prateria di Posidonia. Anche le autorità marittime hanno sempre dimostrato volontà di svolgere attività di controllo e prevenzione nei riguardi di comportamenti inappropriati o illegali, tuttavia tale attività potrà essere meglio compiuta in presenza di regole certe e perimetri definiti oltre che con un presidio dotato di mezzi idonei a Ventimiglia nel costruendo porto turistico di Cala del Forte.

I Giardini Botanici Hanbury sono visitati ogni anno da circa 50.000 persone, per circa un terzo straniere e per un terzo giovani. L’offerta di iniziative culturali e didattiche è ora limitata soprattutto alla conoscenza di temi generali dell’ecologia e di argomenti legati alla componente vegetale terrestre. Se si disponesse di un’area di tutela marina effettiva tale offerta culturale potrebbe essere notevolmente incrementata con altri temi e iniziative per un uso sostenibile dell’ambiente che si esprima con una piena integrazione fra terra e mare.

Attualmente il modo migliore per visitare l’Area di Tutela Marina di Capo Mortola è quello di contattare la Società Pianeta Blu e concordare un’attività in mare: lasciarsi coinvolgere da una semplice gita sull’imbarcazione Dyrius, scegliere di partecipare a un’immersione fra diverse proposte (incluse quelle notturne) o partecipare a uno dei differenti corsi in programma (sub, nitrox, istruttori, videosub, tek ecc).

Mauro Mariotti Direttore dei Giardini Botanici Hanbury

Contatti

Ente gestore
Area Protetta Regionale Giardini Botanici Hanbury Corso Montecarlo 43
18039 Ventimiglia (IM)
tel. (+39) 0184 22661
fax (+39) 0184 226632
Direttore: Prof. Mauro Mariotti

Informazioni per prenotazioni e visite a terra

Cooperativa OMNIA
Tel./fax: (+39) 0184 229507
email: info@cooperativa-omnia.com

Attività in mare

Pianeta Blu Diving Center
cell. (+39) 335 8155703 - (+39) 347 1012896
skype: pianetablu
email: pianetablu@pianetablu.com
Website: http://www.pianetablu.com

L'Area di Tutela Marina (ATM) di Capo Mortola è parte dell'Area Protetta Regionale Giardini Botanici Hanbury istituita con legge regionale n.31 del 27 marzo 2000, gestita dall'Università degli Studi di Genova.
Per tale ATM allo stato attuale, tuttavia, non sono ancora stati stabiliti perimetrazione (salvo la proposta formulata dalla Regione Liguria) e regolamenti (sia per il prelievo sia per alte forme di fruizione).
Tuttavia essendo coincidente per gran parte con un SIC, vigono norme di tutela soprattutto nei riguardi della prateria a Poseidonia oceanica.

Il presente studio è stato condotto presso i cinque PM presenti lungo le coste della Liguria: ATM Capo Mortola (IM),
AMP Bergeggi (SV),
AMP Portofino (GE),
AMP Cinque Terre (SP),
ATM Portovenere (SP).

Tale indagine ha il fine di fare il punto sull'ER di tre PM funzionanti da anni (Bergeggi, Portofino e Cinque Terre) e di fare il cosiddetto 'punto 0' a Portovenere e di indagine conoscitiva per Capo Mortola.